Il lavoro del Branco nasce dalla pratica.
Attraverso il corpo, la voce, lo spazio, il movimento, l’ascolto e la composizione, sviluppiamo strumenti per una ricerca artistica individuale e collettiva.
Suzuki Method for Actor Training

Sviluppato dal regista giapponese Tadashi Suzuki e dalla Suzuki Company of Toga, lo SMAT (Suzuki Method for Actor Training) è una rigorosa pratica fisica volta a restituire al corpo dell’attore la sua interezza nel contesto teatrale e a svilupparne le capacità espressive. Il training pone particolare attenzione al corpo, al lavoro dei piedi, al centro di gravità, al respiro, all’energia, alla voce e alla concentrazione. Per Suzuki, lo sviluppo consapevole di questi elementi permette all’attore di rendere percepibile ciò che vive all’interno del corpo e di accrescere la propria presenza e capacità espressiva sulla scena.
Viewpoints

I Six Viewpoints sono una pratica elaborata dalla coreografa Mary Overlie a partire dall’esplorazione dei due elementi fondamentali con cui il performer si confronta: spazio e tempo. Overlie individua sei materiali percettivi attraverso cui osservare e attraversare l’esperienza scenica: Space, Shape, Time, Emotion, Movement e Story. Il lavoro parte dal semplice atto di stare nello spazio e invita l’artista a riconoscere questi materiali come linguaggi autonomi, sviluppando una diversa capacità di percepire, osservare e partecipare alla scena. La SITI Company di New York ha successivamente continuato a ricercare e sviluppare il lavoro originario di Overlie nei suoi trent’anni di vita artistica.
Composition

Per Anne Bogart e la SITI Company, la Composition nasce come naturale estensione del lavoro sui Viewpoints: è un atto di scrittura collettiva nel tempo e nello spazio attraverso il linguaggio del teatro. I partecipanti lavorano su materiali grezzi, organizzandoli in brevi forme sceniche ripetibili, teatrali, comunicative e drammatiche. Il processo è collaborativo e richiede ascolto, cooperazione e capacità di prendere decisioni rapide e intuitive.
Voce

La ricerca vocale parte dal corpo e dalla presenza: dal respiro, dall’energia e dalla capacità di ascoltare e agire nello spazio. Nel training di Suzuki la voce non è separata dal corpo, ma nasce dalla sua organizzazione fisica e dalla concentrazione; nei Vocal Viewpoints di Anne Bogart l’indagine si sposta sul suono, sulla sua materia e sulle sue possibilità espressive, liberandolo dal significato psicologico o linguistico immediato per esplorarne ritmo, durata, intensità, altezza, timbro, silenzio e relazione con lo spazio.
Nella metodologia Spatium Vocis di Francesca Della Monica, la ricerca vocale diventa un percorso euristico, aperto e in continuo divenire. La voce è un dispositivo che si modifica entrando in relazione con l’altro, con gli spazi di relazione, quelli logici e con gli spazi possibili. La respirazione costituisce il primo strumento drammaturgico e l’ascolto dell’altro, dello spazio e del contesto diventa condizione essenziale per costruire una vocalità capace di trasformarsi, rispondere alle circostanze e generare significato.
Le pratiche del Branco
Il Branco non applica le pratiche come metodi chiusi o sistemi da riprodurre. Le assume come strumenti di ricerca, mettendole in relazione tra loro e con le esigenze del lavoro.
L’incontro tra pratiche diverse permette di spostare continuamente il punto di vista sul lavoro dell’attore: dal corpo alla voce, dallo spazio alla relazione, dall’ascolto alla composizione. È attraverso questo confronto che la pratica rimane aperta, capace di trasformarsi e di generare nuove domande.
Nel Branco, praticare significa quindi costruire uno spazio di ricerca condiviso, nel quale strumenti diversi possono incontrarsi senza perdere la propria specificità e nel quale ogni artista possa sviluppare una propria presenza e una propria autonomia.